Presentazione
Il circolo Arci Unwound nasce nel settembre 2006 dal recupero di uno spazio industriale degli anni '60 del quale sono state mantenute le caratteristiche originarie: vuol semplicemente essere un punto d'incontro, uno spazio musicale che, sia nelle serate di dj set sia nelle scelte dei live, guarda all’ avanguardia, alla sperimentazione e al rock'n roll.
La serata del giovedì è riservata alle rassegne cinematografiche con l'obiettivo di affiancare a figure di riferimento e fondatrici, opere di artisti di diverse generazioni, di aree e bacini di provenienza fra loro distanti e di formazioni differenti.
Particolare attenzione è riservata alle pratiche artistiche contemporanee del digitale per promuovere a Padova la conoscenza di progetti culturali legati alla sperimentazione dei linguaggi audiovisivi e , sopratutto, il dialogo e l’interazione tra performance visiva e performance musicale indagando in particolare due linguaggi che si intersecano sempre piu’ strettamente: le arti digitali e la musica elettronica.
La musica dal vivo è centrale nella programmazione del circolo: uno spazio insonorizzato e attrezzato, un back stage confortevole è aperto ai gruppi e agli interpreti, sopratutto internazionali, che, pur con stili musicali diversi, hanno come base comune la qualità e l'originalità della proposta.
Venerdì 5 Febbraio 2010
Venerdì 12 Febbraio 2010
MASSIMO VOLUME (ITA)post punk
Una delle piu' belle storie del rock indipendente italiano quella dei Massimo Volume. Un combo diverso dagli altri, con un impasto personalissimo di chitarre e letteratura, parlato e (post) rock, voce emicranica di Clementi e musiche “fugaziane”.
Dopo dischi meravigliosi quali "Stanze", "Lungo i bordi", "Da qui" e "Club Prive'", i Massimo Volume nel gennaio del 2002 si erano sciolti: Emidio “Mimì” Clementi, Vittoria Burattini ed Egle Sommacal lo annunciarono con un comunicato scarno, come da loro tradizione, frenando, così, la storia di una delle band degli anni ’90 più innovative in Italia.
Dopo lo scioglimento, però, i loro dischi sono “sbarcati” nel nuovo millennio grazie ad una nuova generazione di pubblico che non ha avuto la possibilità di vedere i Massimo Volume dal vivo, ma che ha reso gli “spoken” di Clementi, tra vita metropolitana, poesia beat, racconti dall’inferno, veri e propri cult.
“La caduta della casa Usher"è un capolavoro dimenticato del cinema degli anni '20 tratto da due racconti di Edgar Allan Poe (La caduta della casa degli Usher e Il ritratto ovale) che godette di ampia fama all'epoca (al film collaboro' come co-sceneggiatore e aiuto-regista il futuro maestro del cinema surrealista Luis Buñuel), e la sua sinistra trama rispecchia fedelmente i due racconti di Poe.
Fantastico, horror e cyberpunk disegnano gli scenari futuri di una realtà trasfigurata dai sogni e maledetta dalle colpe dell’oggi. Tra immagini e suoni sul palco, i Massimo Volume commenteranno da par loro le immagini del film.
Una band impossibile da dimenticare.
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Venerdì 19 febbraio 2010
ZU (ITA)math/jazz/metal core
Opening : AUCAN math/electronica
“Gli Zu hanno creato una forma musicale potente ed espressiva che distrugge la maggior parte delle band contemporanee” John Zorn
Considerati uno delle migliori band della scena jazz core mondiale, prima band europea messa sotto contratto da Atavistic, (etichetta americana di riferimento per i suoni d'avanguardia rock/ jazz ) gli ZU, hanno creato un genere difficile da catalogare, reinventando e rimescolando jazz, rock, noise ed improvvisazione: il tutto in un’esplosione convulsa e animalesca di suoni che martellano imperterriti, alimentati da un ritmica basso-batteria che non lascia spazio al respiro se non alla voce di un sax che stride con forza contorcendosi su se stesso.
Il loro ultimo lavoro Carboniferous, uscito per la Ipecac Recordings di Mike Patton è un inno al minimalismo che diventa ricerca, danzando sempre sul sottile filo dell'avanguardia, alla continua costruzione-decostruzione del suono: la band mostra non solo di voler portare il suo assedio alla fortezza del math-core, ma di possedere, tra l’altro, anche una certa fascinazione per il brutal-prog di matrice newyorkese, da cui la risalita verso la cima tempestosa di Zorn è cosa pressoché scontata. Naturale quindi che gli Zu sposino qui la causa di un noise metallico, “matematico” e granitico, esasperato da sventagliate isteriche di sax, efferatezze elettroniche e micidiali assalti ritmici : la congiunzione perfetta tra violenza e ritmo, tra follia ed ironia.
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Martedì 13 Aprile 2010
WHY? (USA)pop/post rock
Lo scioglimento dei cLOUDDEAD è stato uno dei momenti più sconsolanti per chi è appassionato di musica. La perdita di un collettivo che in pochissimi album aveva saputo tracciare una strada nuovissima e pericolosa di destrutturazione al formato canzone. “Ten” era un apice difficilmente ripetibile e consegnava al trio una pesante nomea di gruppo cult. È da tutti questi presupposti che nascono le carriere soliste di Doseone, Odd Nosdam e Jonathan "Yoni" Wolf, in arte Why?.
Per Why?, l’anima più melodica dei cLOUDDEAD, la critica arriva a parlare come di un “bardo della generazione”, nel senso di interprete esemplare del suo tempo, l'ultima volta lo si era detto di... Beck? Volendo tornare indietro, forse di Patti Smith, di Bob Dylan.
Questo perché Wolf non cessa di rimescolare le carte del pop, innovare, forgiare nuovi linguaggi.
E’ incredibile vedere come quella vena di pop postmoderno e trasversale continui ad albergare nella sua musica: refrattario a ogni intellettualismo, post- senza volerlo essere, ma semplicemente perché gli viene così. E’ uno dei rari casi del rimanere artisti in un mondo teso a fagocitarti: nascondersi dietro alle proprie composizioni sempre diverse, mandare queste allo sbaraglio e vedere cosa succede così da raccontarlo la volta dopo.
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Martedì 11 Maggio 2010
NOmeansno (CAN)hardcore postpunk
Opening : INVASIVES (CAN)hcore punk
Una delle band più amate dalla scena underground/alternativa mondiale, una bandiera. “From oscurity to oblivion. Weather permitting”: questi sono i Nomeansno, la sezione ritmica più pericolosa del rock indipendente.
Guasconi irriverenti dotati di tecnica sopraffina i Nomeansno sono stati i primi a superare gli stilemi tipici del punk rock, unendo Black Flag e Devo, Contortions e Soft Machine, Canterbury e Broadway, mischiando hardcore, funk, jazz e progressive segnando la strada per band come Primus, Fugazi, Shellac, Jesus Lizard, il noise AmpRep e tutto il jazzcore.
All’Unwound portano il loro ultimo lavoro All Roads Lead To Ausfahrt quattordicesimo album in studio dei fratelli Wright (qui coadiuvati dal chitarrista Tom Holliston), l’ennesima gemma postcore di una formazione ormai in giro da venticinque anni e perennemente occupata a offrire concerti spettacolari, pieni di energia e sarcasmo affilato e pericoloso come una lama arrugginita. Il loro postpunk articolato, spiazzante e davvero impressionante per gittata, viene messo al servizio di una visione disincantata del mondo, la stessa, grottesca e cinica allestita tanto tempo fa dai Dead Kennedys ai tempi di "Fresh Fruit…" o dai Cardiacs di "The Seaside". Molestatori, punk in crisi d’identità, ospiti che non se ne vogliono andare, inquietanti educatori televisivi si muovono in uno scenario apocalittico fitto di metafore terrorizzanti. "Heaven has no angels/heaven is no goal/heaven’s not in heaven/heaven’s in the dust beneath my soles" ricordano i Nomeansno che in ogni momento fanno gravare sulle parole il peso schiacciante di un hardcore senza tempo di grande potenza evocativa: che giochino con il cowpunk spastico di "Mondo Nihilissimo 2000" o il punk à la Descendents della fulminante "Mr In Between". Un capolavoro di cattiveria.
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Martedì 25 Maggio 2010
WOLF EYES (USA)ambient noise / harsh metal
Il gruppo più seguito e mitizzato dell’intero panorama underground americano: un’atipicità stilistica che scolpisce il cuore della scena musicale internazionale frutto delle manipolazioni avanguardistiche dell’America sotterranea, la parte oscura che ruota attorno a questi creatori dell’universo sperimentale.
Numerosi show, tantissime registrazioni autoprodotte, edizioni ultralimitate al confine con un culto esoterico, la scelta teutonica che rima, perfettamente, con l’idea d’indipendenza. Il loro sound è noise e venato di oscurità: fedeli prosecutori dell’etica nichilista del punk, i Wolf Eyes di Nate Young riuniscono in modo quasi scientifico l’alienazione post-industriale già vomitata da Genesis P-Orridge, le brutalità hardcore noise dell’East Coast rivisitate in chiave power-electronics e l’estremismo concettuale di frange metalliche all’avanguardia.
All’Unwound portano il loro ultimo lavoro Always Wrong,quasi un riassunto della loro carriera, da subito un must-have per tutti i fan della band ma anche un un ottimo inizio per i “principianti” del culto dei trio di Ann Arbor che da qui potrebbero partire per investigare la carriera di una delle band più inquietanti del pianeta.
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